LA CONFESSIONE DI FEDE BATTISTA DEL 1689 - 5
25. Del matrimonio
1. Il matrimonio deve essere contratto fra un uomo solo ed una donna sola. Non è lecito ad un uomo avere più di una moglie, nè ad una donna avere più di un marito contemporaneamente1.
1 Gen 2,24; Mal 2,15; Mt 19,5-6
2. Il matrimonio fu istituito per l'aiuto reciproco fra marito e moglie2, per l'accrescimento del genere umano per mezzo di una discendenza legittima3 e per impedire l'immoralità4.
2 Gen 2,18
3 Gen 1,28
4 1 Cor 7,2,9
3. Possono legittimamente sposarsi persone d'ogni genere se sono in grado di dare il proprio consenso con giudizio5. Però i cristiani hanno il dovere di sposarsi nel Signore6; quindi quelli che professano la vera religione non devono sposarsi con miscredenti o idolatri. Le persone pie non devono neppure mettersi sotto un giogo che non è per loro sposandosi con chi si conduce malvagiamente o sostiene eresie degne della condanna di Dio7.
5 Eb 13,4; 1 Tm 4,3
6 1 Cor 7,39
7 Ne 13,25-27
4. Non bisogna contrarre matrimonio entro i gradi di consanguineità o affinità vietati nella Parola8. Tali matrimoni incestuosi non possono mai essere legittimati da una legge umana o dal consenso delle parti in modo da permettere che i contraenti vivano insieme come marito e moglie9.
8 Lev 18
9 Mc 6,18; 1 Cor 5,1
26. Della chiesa
1. La chiesa cattolica o universale, la quale può essere chiamata invisibile per quanto riguarda l'opera interiore dello Spirito e la verità della grazia, è composta del numero completo degli eletti, tutti coloro che sono stati, che sono e che saranno raccolti insieme sotto Cristo, il suo Capo. Questa chiesa universale è la sposa, il corpo, il compimento di Colui che porta a compimento ogni cosa in tutti1.
1 Eb 12,23; Col 1,18; Ef 1,10,22-23; 5,23-32
2. Tutte le persone di ogni parte del mondo che professano la fede nell'Evangelo e l'obbedienza a Dio per mezzo di Cristo secondo l'Evangelo, e che non inquinano la loro professione con errori che contraddicano o sovvertano i princìpi fondamentali dell'Evangelo o con comportamenti malvagi, sono santi visibili e possono essere considerati come tali2. Ogni congregazione dovrebbe essere composta di tali persone3.
2 1 Cor 1,2; At 11,26
3 Rm 1,7; Ef 1,20-22
3. Le chiese più pure su questa terra sono soggette a contaminazioni ed errori4: alcune sono degenerate al punto da non essere più chiese di Cristo, ma sinagoghe di Satana5. Ciò nonostante Cristo ha sempre avuto e avrà sempre, fino alla fine del tempo, un regno in questo mondo, composto di coloro che credono in Lui e confessano il suo nome6.
4 1 Cor 5; Apoc 2&3
5 Apoc 18,2; 2 Tess 2,11-12
6 Mt 16,18; Sal 72,17; Sal 102,28; Apoc 12,17
4. Il Signore Gesù Cristo è il capo della chiesa. Per ordine del Padre, egli è investito in modo supremo e sovrano di ogni autorità per la vocazione, l'istituzione, l'ordinamento ed il governo della chiesa7.
Il Papa di Roma non può essere in nessun senso capo della chiesa, ma è l'anticristo, l'uomo del peccato ed il figlio della perdizione il quale si innalza nella chiesa contro Cristo e contro tutto quello che è chiamato Dio e che il Signore annienterà con l'apparizione della sua venuta8.
7 Col 1,18; Mt 28,18-20; Ef 4,11-12
8 2 Tess 2,2-9
5. Nell'esercizio dell'autorità che gli è stata affidata, il Signore Gesù chiama a sè, fuori dal mondo, tramite il ministero della sua Parola ed il suo Spirito Santo, quelli che il Padre gli dà9, perché camminino nel suo cospetto in tutte le vie di obbedienza prescritte nella sua Parola10. A quelli che sono così chiamati egli comanda di camminare insieme in singole associazioni o chiese per la loro edificazione e per la dovuta osservanza di quel culto pubblico che egli richiede a loro in questo mondo11.
9 Gv 10,16; Gv 12,32
10 Mt 28,20
11 Mt18,15-20
6. I membri delle chiese sono santi perché sono stati chiamati da Cristo e perché manifestano visibilmente la propria obbedienza a tale chiamata con la loro professione di fede ed il loro comportamento12. Tali santi acconsentono volentieri a camminare insieme secondo l'ordine di Cristo, dedicandosi al Signore e l'un l'altro secondo la volontà di Dio, in dichiarata sottomissione alle ordinanze dell'Evangelo13.
12 Rm 1,7; 1 Cor 1,2
13 At 2,41-42; 5,13-14; 2 Cor 9,13
7. Ad ognuna di queste chiese, così radunate secondo la volontà del Signore, come essa è espressa nella sua Parola, Egli ha dato tutto il potere e l'autorità di cui hanno bisogno per portare avanti l'ordinamento del culto e la disciplina che Egli ha stabilito perché esse l'osservino insieme agli ordini ed alle regole per il dovuto e corretto esercizio di questo potere14.
14 Mt 18,17-18; 1 Cor 5,4-5; 5,13; 2 Cor 2,6-8
8. Una chiesa singola, radunata e organizzata in piena conformità con la volontà di Cristo, è composta di ufficiali e soldati. Gli ufficiali stabiliti da Cristo, che la chiesa deve scegliere e mettere da parte, sono i vescovi o anziani ed i diaconi. Questi devono essere nominati per l'esclusiva amministrazione delle ordinanze e per l'esercizio del potere o dovere che il Signore ha affidato loro ed al quale li ha chiamati. Tale ordinamento della chiesa deve continuare fino alla fine del mondo15.
15 At 20,17,28; Fil 1,1
9. Il modo stabilito da Cristo per chiamare una persona preparata e dotata dallo Spirito Santo all'ufficio di vescovo o anziano in una chiesa è basato sul comune consenso della chiesa stessa16. Una tale persona dovrebbe essere messa da parte solennemente con digiuno, preghiera e con l'imposizione delle mani da parte del collegio degli anziani, se ci sono nella chiesa anziani nominati in precedenza17. Anche un diacono deve essere scelto col comune consenso della chiesa e messo da parte con la preghiera e con l'imposizione delle mani18.
16 At 14,23
17 1 Tm 4,14
18 At 6,3-6
10. Poiché il lavoro dei pastori consiste nel dedicarsi continuamente al servizio di Cristo nelle sue chiese, nel ministero della parola e della preghiera, nel vegliare per le anime come chi ha da rederne conto a Dio19, le chiese in cui essi servono hanno l0inderogabile obbligo di render loro non soltanto tutto il rispetto dovuto, ma anche di fare loro parte dei loro beni secondo le proprie possibilità20.
Bisogna fare questo in modo tale che i pastori siano adeguatamente provvisti, che non siano costretti ad occuparsi di faccende terrene21 e che siano in grado di praticare l'ospitalità22. Tutto ciò è richiesto dalla legge naturale e dal comandamento preciso del nostro Signore Gesù, il quale ha ordinato che coloro che annunziano l'Evangelo vivano dell'Evangelo23.
19 At 6,4; Eb 13,17
20 1 Tm 5,17-18; Gal 6,6-7
21 2 Tm 2,4
22 1 Tm 3,2
23 1 Cor 9,6-14
11. Sebbene l'ufficio di vescovo o pastore obblighi chi lo detiene a predicare la Parola, il compito della predicazione è esteso ad altri cristiani. Infatti altre persone dotate e qualificate dallo Spirito Santo per questo compito ed approvate e chiamate dalla chiesa possono e devono adempiervi24.
24 At 11,19-21; 1 Pt 4,10-11
12. Tutti i credenti hanno l'obbligo di unirsi a specifiche chiese quando e dove hanno la possibilità di farlo e tutti quelli che sono ammessi ai privilegi di una chiesa sono anche soggetti alla riprensione ed al governo della chiesa in conformità alla regola di Cristo25.
25 1 Tess 5,14; 2 Tess 3,6,14-15
13. I membri di chiesa non devono disturbare l'ordinamento della chiesa in alcun modo, oppure assentarsi dalle riunioni della chiesa o dall'amministrazione di qualche ordinanza, a causa di un'offesa da parte di un altro membro, una volta che hanno fatto il loro dovere verso la persona che li ha offesi. Al contrario devono mettere tutto nelle mani di Cristo mentre la chiesa prende provvedimenti26.
26 Mt 18,15-17; Ef 4,2-3
14. Ogni chiesa con tutti i suoi membri ha il dovere di pregare costantemente per il bene e la prosperità di tutte le chiese di Cristo in ogni luogo27, e di aiutare tutti quelli che vengono nella propria zona o con cui vengono a contatto con l'esercizio dei loro doni e grazie. Ne consegue chiaramente che quando delle chiese vengono stabilite per la provvidenza di Dio, dovrebbero avere comunione tra di loro per promuovere la pace, un amore crescente e l'edificazione reciproca, come e quando hanno l'opportunità di farlo e trarne vantaggio28.
27 Ef 6,18; Sal 2,6
28 Rm16,1-2; 3 Gv 8-10
15. In casi di difficoltà o di divergenze per questioni dottrinali o di amministrazione che riguardino le chiese in generale o una singola chiesa, la sua pace, unità ed edificazione, oppure quando alcuni membri di una chiesa sono offesi a causa di procedimenti disciplinari non in armonia con la Parola e l'ordinamento corretto, è conforme alla mente di Cristo che i rappresentanti di più chiese aventi rapporti di comunione s'incontrino per esaminare la questione in discussione, dare consigli in merito e per mandare un rapporto a tutte le chiese interessate29.
Tuttavia, quando questi rappresentanti sono radunati, non è affidato loro alcun cosiddetto potere ecclesiastico né alcuna giurisdizione sulle chiese interessate al problema. Essi non possono quindi esercitare un'azione disciplinare su chiese o individui, o imporre le loro decisioni alle chiese o ai loro ufficiali30.
29 At 15,2-6,22-25
30 2 Cor 1,24; 1 Gv 4,1
27. Della comunione dei santi
1. Tutti i santi che sono uniti a Gesù Cristo, il loro capo, per il suo Spirito e per la fede, sebbene non diventino con questo una sola persona con Lui, hanno comunione con le sue grazie, le sue sofferenze, la sua morte, la sua risurrezione e la sua gloria1. Essendo uniti l'uno all'altro nell'amore, partecipano ai doni e alle grazie l'uno dell'altro2, e hanno l'obbligo di eseguire con ordine i doveri pubblici e privati che conducono al loro reciproco bene, sia dell'uomo interiore che dell'uomo esteriore3.
1 1 Gv 1,3; Gv 1,16; Fil 3,10; Rm 6,5-6
2 Ef 4,15-16; 1 Cor 12,7; 3,21-23
3 1 Tess 5,11-14; Rm 1,12; 1 Gv 3,17-18; Gal 6,10
2. A causa della loro professione i santi hanno l'obbligo di mantenere una santa comunione nell'adorazione di Dio e nell'esercizio di altri servizi spirituali che promuovono la loro reciproca edificazione4. Devono anche dare sollievo l'uno all'altro in cose esteriori a seconda dei diversi bisogni e delle loro possibilità5. Questa comunione è esercitata dai santi principalmente nell'ambito dei credenti che sono loro più vicini, per esempio nell'ambito della famiglia e della chiesa7, ma deve estendersi secondo la regola dell'Evangelo a tutta la famiglia dei credenti, secondo le opportunità che Dio concede, e a tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome del Signore Gesù. Tuttavia, la loro comunione l'uno con l'altro come santi non toglie né viola il diritto di ognuno di possedere i propri beni8.
4 Eb 10,24-25; 3,12-13
5 At 12,29-30
6 Ef 6,4
7 1Cor 12,14-27
8 At 5,4; Ef 4,28
28. Del battesimo e della cena del Signore
1. Il battesimo e la cena del Signore sono ordinanze istituite in maniera ben precisa e con autorità sovrana dal Signore Gesù, l'unico legislatore, e devono essere osservate nella sua chiesa fino alla fine del mondo1.
1 Mt 28,19-21; 1 Cor 11,26
2. Queste ordinanze sante devono essere amministrate soltanto da coloro che sono qualificati e chiamati a tale compito secondo il mandato di Cristo2.
2 Mt 28,19; 1 Cor 4,1
29. Del battesimo
1. Il battesimo è un'ordinanza neotestamentaria, istituita da Gesù Cristo. Esso costituisce, per la persona battezzata, un segno della propria comunione con Cristo nella sua morte e nella sua resurrezione, del fatto che è stato innestato in Lui3, della remissione dei peccati4, del fatto che si è abbandonato a Dio per mezzo di Gesù Cristo, per vivere e camminare in novità di vita5.
3 Rm 6,3-5; Col 2,12; Gal 3,27
4 Mc 1,4; At 22,16
5 Rm 6, 2,4
2. Gli unici soggetti legittimati a sottoporsi a questa ordinanza sono coloro che sinceramente professano ravvedimento a Dio, fede nel nostro Signore Gesù Cristo ed obbedienza a lui6.
6 Mc 16,16; At 8,36,37; 2,41; 8,12; 18,8
3. L'elemento esteriore da usare in questa ordinanza è l'acqua, nella quale la persona deve essere battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo7.
Mt 28,19-20; At 8,38
4. L'immersione nell'acqua è essenziale per la corretta amministrazione di questa ordinanza8.
Mt 3,16; Gv 3,23
30. Della cena del Signore
1. La cena del Signore Gesù fu istituita da lui nella notte in cui fu tradito perché venisse osservata nelle sue chiese fino alla fine del mondo come una rammemorazione perpetua ed un annuncio del sacrificio di se stesso1. Fu istituita per confermare la fede dei credenti in tutti i benefici della sua morte, per il loro nutrimento spirituale e per la loro crescita in lui, perché s'impegnassero maggiormente ad assolvere ai propri doveri verso di lui, e perché essa costituisse un vincolo ed un pegno della loro comunione con lui e gli uni con gli altri2.
1 1 Cor 11,23-26
2 1 Cor 10,16-21
2. Con questa ordinanza Cristo non viene offerto a suo Padre, né avviene alcun sacrificio reale per la remissione dei peccati dei vivi o dei morti. C'è soltanto la rammemorazione di quell'unica offerta che Cristo ha fatto di se stesso, una volta per sempre, sulla croce3, accompagnata da un'offerta spirituale a Dio di tutta la lode possibile per questo sacrificio4. Perciò il cosiddetto sacrificio della messa papesca è una grande abominazione, un'offesa al sacrificio di Cristo il quale è l'unica propiziazione per tutti i peccati degli eletti.
3 Eb 9,25-28
4 1 Cor 11,24; Mt 26,26-27
3. Quando ha istituito questa ordinanza il Signore Gesù ha decretato che i suoi ministri pregassero benedicendo gli elementi, pane e vino, sottraendoli così ad un uso comune per riservarli ad un uso santo, che prendessero e rompessero il pane e poi il calice ed offrissero entrambi ai comunicandi, comunicandosi contemporaneamente anch'essi5.
5 1 Cor 11,23-26
4. La negazione del calice al popolo, l'adorazione, l'elevazione e l'esposizione degli elementi, oppure la loro conservazione per falsi usi religiosi, sono tutti fatti contrari alla natura di questa ordinanza e a ciò che Cristo ha istituito6.
6 Mt 26,26-28; 15,9; Es 20,4-5
5. Gli elementi esteriori di questa ordinanza, messi da parte ed usati correttamente secondo l'ordine di Cristo, parlano così chiaramente di Lui sulla croce che vengono chiamati correttamente, ma in senso figurato, con il nome delle realtà che rappresentano, vale a dire, corpo e sangue di Cristo7. Tuttavia, nella loro sostanza e natura rimangono, come erano prima, pane e vino8.
7 1 Cor 11,27
8 1 Cor 11,26-28
6. La dottrina generalmente nota come transustanziazione, secondo cui la sostanza del pane e del vino viene trasformata nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo dopo la consacrazione da parte di un sacerdote o in qualche altro modo, è in contrasto non solo con la Scrittura9, ma anche con il buon senso e la ragione. Inoltre sovverte la natura stessa dell'ordinanza ed è stata ed è la causa di numerose superstizioni ed idolatrie grossolane10.
9 At 3,21; Lc 24,6,39
10 1 Cor 11,24-25
7. I partecipanti degni, che prendono esteriormente gli elementi visibili di questa ordinanza, li ricevono anche interiormente e spiritualmente per la fede, realmente e veramente ma non carnalmente né corporalmente, e si cibano spiritualmente di Cristo crocifisso e di tutti i benefici della sua morte. Il corpo ed il sangue di Cristo non sono presenti né corporalmente né carnalmente, ma sono presenti spiritualmente alla fede di chi crede in questa ordinanza, così come gli elementi esteriori sono presenti ai loro sensi11.
11 1 Cor 10,16; 11,23-26
8. Le persone ignoranti e malvagie, essendo incapaci di godere della comunione con Cristo, sono altrettanto indegne di partecipare alla tavola del Signore e finché rimangono in tale condizione non possono essere ammesse a questi santi misteri o alla cena del Signore senza commettere un grave peccato contro Cristo12. Anzi, quelle che partecipano indegnamente sono colpevoli verso il corpo ed il sangue del Signore e mangiano e bevono in giudizio su loro stessi13.
12 2 Cor 6,14-15
13 1 Cor 11,29; Mt 7,6
31. Dello stato dell'uomo dopo la morte e della risurrezione dei morti
1. I corpi umani dopo la morte ritornano alla polvere e subiscono la corruzione1, ma le anime, che non muoiono né dormono avendo una sussistenza immortale, ritornano immediatamente a Dio che le ha date2. Le anime dei giusti, essendo allora rese perfette in santità, sono ricevute in paradiso dove sono con Cristo e contemplano la faccia di Dio in luce e gloria aspettando la piena redenzione del corpo3. Le anime dei malvagi sono gettate nell'inferno dove rimangono nei tormenti e nelle tenebre, riservati per il giudizio del grande giorno4. La Scrittura non riconosce alcun altro luogo oltre a questi due per le anime separate dal corpo.
1 Gen 3,19; At 13,36
2 Eccl 12,9
3 Lc 23,43; 2 Cor 5,1,6-8; Fil 1,23; Eb 12,23
4 Giud 6-7; 1 Pt 3,19; Lc 16,23-24
2. Nell'ultimo giorno i santi che saranno ancora viventi non si addormenteranno, ma saranno mutati5. Tutti i morti risusciteranno con il loro proprio corpo e non con un altro6, anche se esso sarà qualitativamente diverso da prima e questi corpi saranno riuniti alle loro anime per sempre7.
5 1 Cor 15,51-52; 1 Tess 4,17
6 Gb 19,26-27
7 1 Cor 15,42-43
3. I corpi degli ingiusti saranno risuscitati ad obbrobrio, per la potenza di Cristo. I corpi dei giusti saranno risuscitati per il suo Spirito ad onore e resi conformi al corpo della sua gloria8.
8 At 24,15; Gv 5,28-29; Fil 3,21
32. Del giudizio finale
1. Dio ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di Gesù Cristo1 a cui il Padre ha dato tutta l'autorità ed il giudizio. In questo giorno saranno giudicati non soltanto gli angeli apostati2, ma anche tutte le persone che sono vissute sulla terra. Esse compariranno davanti al tribunale di Cristo per rendere conto dei propri pensieri, delle proprie parole e delle proprie azioni e per ricevere la retribuzione di quanto hanno fatto quando erano nel corpo, o in bene, o in male3.
1 At 17,31; Gv 5,22,27
2 1 Cor 6,3; Giud 6
3 2 Cor 5,10; Eccl 12,14; Mt 12,36; Rm 14,10-12; Mt 25,32-46
2. Il fine per il quale Dio ha ordinato questo giorno è la manifestazione della sua gloriosa misericordia nella salvezza eterna degli eletti e della sua giustizia nella dannazione eterna dei reprobi, i quali sono malvagi e disubbidienti4. Allora i giusti andranno a vita eterna e riceveranno la pienezza della gioia e della gloria con la ricompensa eterna della presenza del Signore. I malvagi che non conoscono Dio e non ubbidiscono al Vangelo di Gesù Cristo saranno gettati nei tormenti eterni5 e puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza6.
4 Rm 9,22-23
5 Mt 25,21,34; 2 Tm 4,8
6 Mt 25,46; Mc 9,48; 2 Tess 1,7-10
3. Come Cristo desidera che siamo veramente convinti che ci sarà un giorno di giudizio sia per scoraggiare gli uomini dal peccare7 che per consolare maggiormente i fedeli nell'avversità8, così desidera anche che gli uomini non conoscano la data di quel giorno perché abbandonino qualsiasi sicurezza carnale e veglino non sapendo quando verrà il Signore9, ed anche perché siano sempre pronti a dire "vieni Signor Gesù, vieni presto! Amen"10.
7 2 Cor 5,10-11
8 2 Tess 1,5-7
9 Mc 13,35-37; Lc 12,35-40
10 Apoc 22,20